Seleziona una pagina

autismo

 

autismo-2

“Quello che le reti sociali possono creare è un sostituto. La differenza tra la comunità e la rete è che tu appartieni alla comunità ma la rete appartiene a te. Puoi aggiungere amici e puoi cancellarli, controlli la gente con cui ti relazioni. La gente si sente un po’ meglio perché la solitudine è la grande minaccia in quest’epoca di individualizzazione. Ma nelle reti aggiungere amici o cancellarli è così facile che non c’è bisogno di capacità sociali”.  Ziegmunt Baumann

di Sergio Di Cori Modigliani

Il 26 aprile del 2016, a San Francisco, si è riunito il ristretto management di Facebook per affrontare delle problematiche interne, prendere delle decisioni e comunicare al pubblico lo stato di salute dell’azienda. Gli azionisti hanno festeggiato, ben 0,77 dollari ad azione per gli investitori e un profitto netto di quasi 6 miliardi di dollari di ricavi. Il numero di utenti planetari è stato identificato nella cifra di 1,7 miliardi di persone al mese, suddivisi per continente: 600 milioni in Asia, 400 milioni in America, 120 milioni in Africa, 280 milioni in Europa, 300 milioni nei paesi arabi, Asia Minore e resto del mondo. Sia in Europa che in America il trend è in netto calo, gli utenti diminuiscono del 12% rispetto all’anno precedente. Sono i dati oggettivi che identificano questa piattaforma ancora oggi come il più importante veicolo di comunicazione collettiva nel pianeta. Tra le decisioni comunicate pubblicamente sono tre quelle più interessanti, interconnesse tra di loro: a) bocciata e respinta l’idea di tassare l’accesso al servizio che rimarrà gratuito; b) aumento esponenziale della presenza pubblicitaria, al fine di trasformare l’utente in un inconsapevole e costante veicolo di diffusione propagandistica di questo o quel prodotto, mascherato dietro pagine artefatte, (letteralmente) nel senso che si presentano realtà inesistenti (tipo: concorso fotografico internazionale con festa vip a Manhattan il giorno X e premi in danaro cash) aperto a tutti, ma che in realtà serve a pubblicizzare dei brand di vestiario, attrezzature fotografiche, turismo, gadgets di varia natura; c) bocciata e respinta la richiesta avanzata da 54 mlioni di utenti, complessivamente, di portare il numero di amici virtuali da 5.000 a 50.000.

Quest’ultimo punto è, a mio avviso, il più importante e decisivo. Ed è quello che gli esperti del settore hanno infatti identificato come quello più dibattuto nella riunione. La cifra di 5.000 utenti, infatti, è stata identificata come la soglia migliore per garantire la sostenibilità del principio base di facebook, cioè un ghetto auto-referenziale che garantisce identità ma, allo stesso tempo, impedisce il flusso di informazioni e di comunicazioni tra soggetti diseguali, quella che spesso mi diverte chiamare la vita dei criceti. In termini tecnici ha una definizione specifica: si chiama “echo chambers”. E’ basato sull’applicazione del concetto di narcisismo fazioso, che è anche il modo migliore per riuscire a mantenere sotto controllo il meccanismo di aggregazione umana. Le echo chambers sono popolate da utenti che parlano solo e soltanto ai propri simili, fedeli seguaci della propria idea di base, che rimbalza dall’uno all’altro, amplificando a dismisura il concetto originario e trasformando una generica opinione alla fonte (di qualunque genere) in una realtà operativa fattuale. Poichè gli utenti che frequentano le echo chambers spesso non sono collegati alle echo chambers di chi sostiene un punto di vista opposto o diverso, finiscono per auto-convincersi che lo scenario di cui parlano, il punto che è oggetto di uno scambio di informazioni, le emozioni (o le idee) prodotte che gli utenti stanno vivendo collettivamente, corrispondano a eventi della realtà oggettiva. Non valendo il principio dell’oggettività, della qualifica della fonte originaria, della sostanza logica legata alla realtà operativa esistenziale, il nucleo centrale della comunicazione diventa -per l’appunto- una costante eco che rimbalza da una parte all’altra. E’ un po’ come Platone descriveva la vita degli umani nella sua celeberrima presentazione del mito della caverna. Questo meccanismo fa credere di appartenere a una “comunità”, che, non a caso, è il termine più usato nel 2016 dalle agenzie di pubblicità, dai produttori e venditori di telefonia e dal management strategico di facebook. Un senso di appartenenza fondamentale per lenire l’enorme ansia (inconscia e censurata) provocata dalla consapevolezza del crollo della socialità vera, basata su incontri e scontri tra umani in carne e ossa, laddove la mimica facciale, il profumo e/o l’odore dell’interlocutore, i suoi abiti, la sua postura, il suo sguardo, il tono della voce, la gestualità e il complessivo linguaggio del corpo producono costantemente informazioni sulla natura del mittente e finiscono per far decidere al destinatario questa persona mi piace davvero, oppure non mi piace per niente. Il geniale filosofo polacco Ziegmunt Baumann ha spiegato, in diversi suoi recenti interventi, come questo modo di vivere la comunità sia un sostituto della vera comunità dello scambio umano. Il risultato consiste nel fatto che gli utenti, poco a poco, sono spinti (a loro insaputa) a dover scegliere tra due opzioni possibili: vivere dentro l’echo chamber, parlandosi sempre tra eguali, rinunciando (sempre a loro insaputa) a qualunque forma di comunicazione e informazione reale, ottenendo in cambio una identità che è il vero oggetto del desiderio dell’umano contemporaneo; oppure parlare per acquisire consenso, per condurre l’interlocutore sulle proprie posizioni e non per desiderio di scambio. Si creano così compartimenti stagni garantiti, che garantiscono, appunto, che nessun utente di quella comunità finirà col cambiare opinione e neppure modificarla di un millimetro, pena l’ esclusione dalla comunità X e dalla pagina Y dalla quale dipende la sua identità, dato che ha sostituito l’emotività della sua esistenza (mogli, mariti, genitori, figli, amanti, parenti, amici, capi-ufficio, colleghi, superiori, inferiori) con una emotività fittizia, scambiata con anonimi, che dà il vantaggio di non mettere mai in gioco la responsabilità della propria identità come persona e come umano in relazione.

Questa mia riflessione nasce da un piccolo evento di cui sono stato testimone. Ho letto sulla pagina (una solida echo chamber) di un noto sostenitore del votiamo No al referendum, la frase “leggendo su facebook, mi sembra chiaro che vincerà il no, sarà una vittoria a valanga”; lì per lì l’espressione non mi ha affatto colpito, è una opinione come tante. Ma dopo un po’, navigando in tutt’altra pagina (una solida echo chamber di un noto sostenitore del votiamo Siì al referendum) ho trovato la stessa identica frase, con le stesse identiche parole che esprimevano la stessa sensazione dell’altra persona ma nel verso opposto, accompagnata da commenti simili a quelli letti nell’altra echo chamber. La vita dei criceti funziona così. Ci si può difendere, salvaguardare, evolvere? Oh sì, certamente. Basta smettere di andare di corsa ogni giorno a controllare che cosa è stato scritto nella home della persona X o Y (il vostro punto di riferimento religioso, politico, ecc.) o nelle pagine che seguiamo perchè ci confermano la nostra identità. Accogliamo tra gli “amici” persone che la pensano diversamente da noi. Si possono fare delle scoperte interessanti, magari, chi lo sa, si arriva ad acquisire informazioni e addirittura ad aprirsi ad altre opinioni e finire col farsi degli amici nella vita reale, che è ciò che manca a tutti. Paradossalmente, senza proclami, senza strategie a tavolino, senza manifestazioni, cortei, leggi ad hoc e referendum, è stato trovato il modo più semplice, meno costoso e addirittura lucrativo, per convincere gli umani a cancellare l’incontro con il diverso da sè, ad abolire i legami reali, gli scambi e il confronto,  e finire col pensare che i carnivori sono estinti (se stai solo tra vegani), che i “negri” distruggeranno il mondo (se stai tra razzisti), che esiste una lobby gay e ha preso il potere in Europa (se stai tra omofobi) ecc. Per scoprire poi, un giorno, quando si cade dentro la realtà, che le cose non stanno come credono gli abitanti di facebook, bensì in tutta un’altra maniera.

Più faticosa, più dolorosa, più costosa, ma entusiasmante e corroborante perchè vera.

La vita dei criceti è facile, non costa nulla. E’ il nuovo Prozac gratuito e per tutti.

Ma non ha sugo. E a me piace mangiare bene.