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“Qualcuno deve stare sopra, qualcuno deve stare sotto. La parità vanifica il progresso, impedisce l’azione. Ma due che stanno uno sopra e uno sotto, be’, fanno in tempo ad arrivare in capo al mondo e tornare indietro prima che i sostenitori della parità finiscano la trattativa su chi paga, chi scopa e chi si prende la colpa”.
Toni Bentley, da “The surrender” ed.italiana Lain editore. Roma 2005.

Libro sottomissioneChe cosa hanno in comune un californiano anarchico degli anni 60, un nichilista parigino degli anni 80 e un giapponese pop-zen del 2000?
Molto, moltissimo, se si tratta di tre poderosi romanzieri.
Hanno in comune un’idea del mondo.
Perché tutti e tre, a modo loro, con le coordinate della loro specifica cultura di origine e di appartenenza, ci illuminano sull’essenza della potenza immaginifica dei loro personaggi umani, troppo umani, inseriti in una quotidianità futuribile che hanno preconizzato nei loro libri, seducendo lettori, contribuendo ad allargare la nostra mente. Grazie ai loro libri culto, diversissimi, all’apparenza molto lontani, ma legati da un filo rosso: l’esistenza di mondi paralleli cui aggrapparsi, per sottrarsi alla presa del potere da parte della piattezza idiotizzante, ormai saldamente al comando nella gestione dell’immaginario collettivo dei popoli.
Tutti e tre questi romanzi sono stati rubricati come fantascienza. Sono stati scritti da tre autori etichettati nelle maniere più disparate, che si sono dedicati alla letteratura sociale, genere fondamentale in Italia poco praticato.

Ai patiti della letteratura, a coloro che cercano delle risposte e non hanno pregiudizi, suggerisco la lettura di questi tre libri, insieme, uno dopo l’altro.
Fa bene alla salute spirituale.

In comune hanno il concetto di sottomissione: come identificarlo, come leggerlo, come viverlo. Come comprendere che dipende sempre, immancabilmente, da ciascuno di noi, la scelta di sottomettersi per piacere o per dovere.

E’ la distanza che separa la libertà creativa dalla incorporazione della schiavitù mentale.

Correva l’anno 1962, e in Usa, con la presidenza Kennedy, si apriva una stagione di speranze nel campo dei diritti civili, per diradare la nebbia melmosa prodotta dal periodo maccartista. Un piccolo editore californiano accetta di pubblicare un romanzo di fantascienza di uno sconosciuto scrittore, un letterato di Los Angeles, attivista anarchico, che per sottrarsi alla gogna della censura, dell’iscrizione alle liste nere e della condanna alla marginalità fuori dal mercato, ha scelto il teatro futuribile della fantascienza, per poter dedicarsi alla letteratura sociale senza avere scocciature.
Si chiama Philip K. Dick.
Il suo libro perfora come una freccia l’immaginario degli americani e diventa, inaspettatamente, un bestseller, promuovendo la fantascienza in serie A. Il suo successo oltrepassa l’Atlantico e grazie alla accoglienza europea e mondiale, nel 1963, riceve il premio letterario Victor Hugo come miglior libro.
Finalmente, lo scrittore Dick può liberarsi dalle angustie di una grama vita priva di danaro.
Il libro si intitola “The Man in the high castle” (“l’uomo nel castello alto”) ma in Italia viene tradotto con “La svastica sul sole”. Non si svolge nel futuro (qui sta lo splendido trucco narrativo che raddoppia la finzione, perchè trasforma il futuro nel presente) bensì nel 1962.
La vita, in America, è molto diversa perché la seconda guerra mondiale l’hanno vinta i tedeschi e i giapponesi. Gli americani non avevano avuto il New Deal economico perchè Franklin Delano Roosevelt era stato assassinato a Miami a pistolettate nel 1935, da chi voleva impedirgli di lanciare il piano economico keynesiano. (Nella realtà storica, l’attentato si verificò per davvero, ma Roosevelt, per un caso, rimase illeso, e dagli archivi storici aperti nel 1955 si venne a sapere che erano stati i colossi finanziari a ordinare l’attentato). E così entra in guerra un’America economicamente debole, che non può aiutare l’Unione Sovietica, la quale alla fine del 1941 crolla davanti ai carri armati tedeschi e Stalingrado viene rasa al suolo. Londra viene completamente distrutta, e nel 1946 gli Usa formalmente si arrendono. Il territorio americano viene suddiviso in due: gli stati orientali con New York capitale sotto il Reich tedesco (il primo ministro è Goebbels) mentre gli stati occidentali sotto i giapponesi con capitale San Francisco (primo ministro l’ammiraglio Yamamoto). Il razzismo e il suprematismo bianco diventano la norma costituita. I tedeschi diventano una superpotenza tecnologica. Grazie ai loro nuovi aerei, si vola da Berlino a Los Angeles in un’ora. Chiudono il mediterraneo, prosciugano il mare e ne fanno una immensa distesa di coltivazione e di esperimenti bio-chimici e di alterazione climatica. Gli africani finiscono vittime della “soluzione finale dei negroidi” e vengono sterminati in giganteschi forni crematori, nazione dopo nazione.
Il controllo capillare delle menti è tale che non esiste nessuna forma di opposizione.
Finchè, dopo dieci anni di questa vita, accade un fatto impensabile.
Un combattente della resistenza, in clandestinità, nascosto tra le montagne rocciose e sostenuto da antiche tribù indiane sopravvissute ai lager, scrive un romanzo che si chiama “La cavalletta non si alzerà più”. In questo libro, Roosevelt è sopravvissuto e ha fatto il New Deal, a Stalingrado l’Armata Rossa ha retto all’impatto e gli alleati hanno vinto la guerra, creando un mondo diverso. Il romanzo diventa un libro culto che viene letto in clandestinità e i servizi segreti vengono scandagliati per eliminare lo scrittore visionario. La trama del libro finisce per essere identificata con una leggenda indiana e con una profezia dell’oracolo de I Ching che indicano l’esistenza di “mondi paralleli interiori” e attribuiscono agli umani la facoltà di essere capaci di costruire il mondo che vogliono, perchè la volontà, l’immaginazione e la fantasia sono in grado di cambiare il mondo, la sua realtà.
Perchè, come dice il protagonista “la Storia la scriviamo noi con le nostre esistenze, e possiamo non subirla, ma determinarla soggettivamente, se scegliamo di sottometterci alla fantasia e al desiderio piuttosto che al potere del danaro e della violenza”.
Questo romanzo è stato ripubblicato di recente dall’editore romano Fanucci, alla fine del 2014, ad un prezzo popolare (9 euro) con un’ottima prefazione di Carlo Pagetti (critico letterario esperto di Philip Dick) e una postfazione molto interessante del magistrato Luigi Bruti Liberati, procuratore capo di Milano, grande fan di Philip Dick.
Mii sembra molto a proposito la scelta di Fanucci di far uscire questo classico adesso.

Questo per ciò che riguardava l’anarchico californiano.

Gli fa da contraltare un altro libro di fantascienza pubblicato nel 2009 in Giappone.
Si chiama “1Q85” ed è firmato da Murakami.
In Italia è uscito nel 2012 tradotto e pubblicato dall’editore Einaudi di Torino.
Si svolge nella Tokyo del 2020.
Protagonista è una giovane donna di circa 30 anni che si chiama Aomame.
All’inizio del libro, per sottrarsi alla morsa di un mostruoso ingorgo del traffico, raccoglie il consiglio del tassista, scende dall’auto e si intrufola in un corridoio tra due giganteschi grattacieli per andare al suo appuntamento, ma così facendo non si rende conto di essere penetrata in un mondo parallelo. La sera, osservando dal suo balcone il cielo, si accorge che esistono due lune, accanto a quella solita ne compare un’altra, di poco più piccola, rossa e fiammeggiante. Aomame sta sempre da sola. Vede l’affermazione della stupidità, dell’avidità, della violenza, della mancanza di sentimento. Si sente a disagio nel mondo. Porta dentro di sé un’antica e insanabile ferita. Dieci anni prima, infatti, la sua amica del cuore è stata violentata, seviziata e uccisa dal marito. Incontra una anziana ricca vedova, piuttosto eccentrica, che vede in lei la persona giusta alla quale affidare un lavoro molto particolare che Aomame accetta per dare un senso alla propria vita: diventa una killer professionista. Le vittime vengono accuratamente e scientificamente selezionate dalla ricca signora: sono tutti uomini importanti, potentissimi, manager, finanzieri, politici. Vengono uccisi tutti nello stesso modo, attraverso una ritualità molto precisa. Aomame (camuffata da massaggiatrice shiatzu zen) ammorbidisce i muscoli del collo del malcapitato e poi infila un sottilissimo ago in un punto specifico del cranio, che provoca la morte istantanea senza causare alcun dolore. Questi maschi vittime, in comune hanno il fatto di aver stuprato e rovinato l’esistenza di giovani donne. L’hanno fatta franca grazie ai privilegi e al potere di cui godono nella società. Aomame deve incontrare questi uomini, sedurli e poi ucciderli, eliminandoli uno a uno. “Perchè è così che si diventa geishe e si apprende l’arte della sottomissione” le spiega la sua datrice di lavoro.

Anche questo libro, come quello di Philp K. Dick, ben si inserisce nella tradizione planetaria della letteratura sociale, di taglio pop post-moderno. Sono tre volumi corposi, da sostituire al Prozac o ad altri prodotti tossici per lo spirito. E’ un viaggio da non perdersi.

Infine, abbiamo il caso dell’anno, il nichilista parigino.
E’ un “caso” perchè è un romanzo letto da tantissime persone ma di cui nessuno parla.
Questo, è il vero caso.
Perché in Europa si ha paura di parlare di questo libro?
Si chiama “Sottomissione”, l’autore è Michel Houllebecq.
E’ uscito contemporaneamente in diverse lingue europee.
In Italia è stato pubblicato dall’editore Bompiani di Milano e distribuito nelle librerie -come a Parigi, Berlino, Madrid e Londra- lo stesso giorno (per una pura casualità fortuita) del massacro degli artisti di Charlie Hebdo.
Anche questo è un libro che si svolge nel futuro, nel 2017 per la precisazione.
Siamo a Parigi, nella settimana di votazione per il presidente.
In lizza ci sono tre candidati: Marie Le Pen, Laurent Fabius, e un mussulmano sunnita, Mohammed Ben Abbes, nato e cresciuto in Francia.
Il protagonista è un professore di letteratura francese all’università di circa 40 anni.
E’ una persona schiva, che non ha fatto molta carriera perchè si è sempre sottratto ai giochi di potere e alle manovre di corridoio. Vive come spettatore disincantato il declino sentimentale, emotivo, culturale ed esistenziale dell’Europa, con la descrizione della spaventosa solitudine di tutti, maschi e femmine, giovani e anziani, garantiti e disoccupati. Descrive minuziosamente la settimana elettorale a cavallo tra la prima tornata e la seconda, quella del ballottaggio definitivo. Il socialista è stato spazzato via e corrono soltanto la Le Pen e Ben Abbes. Il candidato mussulmano è molto abile, grandioso politico. Si accorda con la sinistra stracciona garantendo posti di comando a tutti, inglobando la gerarchia del potere intellettuale francese. Si è d’estate, alla fine dell’anno accademico.
L’elezione dà la vittoria al candidato mussulmano, e il fatto non provoca nessuna particolare reazione, se non apatia e indifferenza.
Il protagonista gira per il sud della Francia condividendo con il lettore il proprio sgomento.
Quando ritorna a Parigi, si reca alla sua facoltà dove gli viene comunicato che gli è stato annullato il contratto perché lui si è rifiutato di convertirsi all’Islam. In compenso gli viene dato un vitalizio superiore del 300% al suo stipendio. La Sorbona è stata acquistata dal re dell’Arabia Saudita, e il Qatar e gli Emirati Arabi hanno comprato l’intera industria culturale francese, sia quella pubblica che privata.
All’università le studentesse indossano lo chador e ogni professore prima delle lezioni legge dei brani del Corano.
Viene invitato a cena dal suo ex preside, un poderoso e famoso intellettuale della sinistra.
Lo accoglie nella sua nuova villa, dove ha tre mogli, una di 50, una di 30 e una di 15 anni, ciascuna delle quali adibita a una specifica mansione. Gli propone di convertirsi all’Islam “sottomettendosi alle possibilità fantastiche e fantasiose di un vero senso dell’esistenza” spiegandogli che finalmente viene costruita un’armonia, una comunità dove tutto è in ordine, dove le donne sono a disposizione di uomini potenti purché disposti a veicolare l’ideologia dei Fratelli Mussulmani. Il protagonista rimane interdetto. Si accorge che poco a poco, tutta la classe dirigente, sia quella politica che quella intellettuale, si è fatta convincere dalla incredibile generosità finanziaria degli arabo-sauditi che invece di attaccare il potere cattolico e il potere della intellettualità di sinistra, li ha acquistati tutti, prospettando stipendi da cifre vertiginose, belle case, e per Legge, tre mogli a maschio, da scegliere da un campionario ricco e sontuoso.
Lui cerca di sottrarsi, ma alla fine cede “per non restare solo”.
La trasformazione della Francia in prima repubblica islamica dell’occidente, quindi, avviene senza alcuno scossone, senza polemica, senza incidenti.
Come il protagonista spiega a se stesso nelle ultime pagine, per l’ impossibilità ormai di sottomettersi ai propri autentici desideri, troppo ardua, troppo costosa e troppo complessa la battaglia per poter vivere nel mondo d’oggi, tanto vale sottomettersi al volere dell’Islam, approfittando della valanga di denaro, vizi e privilegi che vengono messi a disposizione di coloro che accettano.

Il libro, in Francia, è stato violentemente attaccato.
L’aspetto inquietante -ma davvero interessante- consiste nel fatto che non è stato tanto denunciato dai mussulmani o ritenuto lesivo della cultura mussulmana.
E’ stato attaccato dagli intellettuali della sinistra francese, quelli sonnacchiosi, quelli che si erano venduti a Sarkozy, che poi si sono venduti a Hollande e che dal 2013 -così ci spiega Houllebecq- si stanno vendendo a Marie Le Pen. In Italia, “per non correre rischi in questo momento” è stato scelto di non promuovere il libro.
Solo nei primi 20 giorni in libreria ha esaurito ben quattro edizioni. Va via come il pane.

Tutti e tre questi romanzi di fantascienza sono legati tra di loro.
Ci parlano di mondi futuribili, di esistenze dentro un mondo parallelo.
Ci fanno allucinare la grande illusione nella quale viviamo, ogni giorno.
Inseriti in un quadro generale dove la nostra essenza umana non conta più, siamo stati sottomessi chi dal Reich, chi dall’imperatore del Giappone, chi dai mussulmani, chi da una classe politica dirigente corrotta, ma non c’è alcuna differenza.
E tutto ciò, per paura della libertà.
Semplicemente per questo.
E’ la chiave che questi tre campioni del pensiero libero e libertario, così diversi tra di loro, all’apparenza così lontani, ci hanno voluto regalare con questi romanzi da non perdere: se non ci apriamo all’idea di sottometterci alle nostre fantasie, ai nostri più profondi e reconditi desideri e a combattere per l’affermazione dei nostri autentici bisogni, ci sarà qualcuno che lo farà per noi e quindi finiremo per essere sottomessi a “loro”, chiunque essi siano.

Il quesito esistenziale è: conviene sottomettersi per piacere o per dovere?