Seleziona una pagina

philip

 

di Sergio Di Cori Modigliani

Ciao talpe, come sta andando questo torrido agosto?

Tranquilli, il caldo non mi ha dato alla testa. E’ una talpa che parla ad altre talpe. Meglio talpe che topi. I ratti, in verità, noi li temiamo (a ragion veduta) perché sono animaletti pericolosi e fortemente nocivi per noi umani. E per gli elefanti, com’è noto. Anche se fa ridere vedere un gigantesco pachiderma che corre barrendo in preda al terrore per aver incrociato un topolino. E’ così, punto e basta. Si prende atto della realtà e si ragiona su quella. Le talpe, invece, sono animaletti davvero simpatici. Sono molto creativi, tra i più laboriosi in assoluto, grandiosi architetti, praticamente ciechi. Vivono sottoterra, quindi non hanno bisogno di vedere; è sufficiente, per loro, quel tanto che basta per avventurarsi nel sottobosco in caccia di bacche, ghiande, funghi, un certo tipo di erba e cespugli che trasportano di corsa nei loro sotterranei, veri e propri cunicoli di caverne, dove sopravvivono anche al grande freddo dato il loro folto pelame. Non sono pericolosi tanto meno nocivi, per noi umani, tranne nel caso che abbiate costruito la vostra bella casetta sopra a dove abitano famiglie di talpe, la serie di cunicoli genera buchi e bolle d’aria facendo smottare il terreno. E’ il motivo per cui nei popoli del nord Europa e in quelli di lingua anglosassone, il termine “talpa” è diventato sinonimo di spia o agente segreto. La talpa metaforica, infatti, è una persona che si introduce in una istituzione, azienda, gruppo, e senza che nessuno ci faccia caso, sottrae poco a poco la terra sotto i piedi e un bel giorno quell’istituzione si sveglia e si accorge che è crollata per via della talpa che vendeva segreti inconfessabili ai concorrenti che dir si voglia.

L’idea della talpa mi è venuta pensando a un certo autore statunitense e a quello che io considero uno dei più potenti, profetici e stimolanti tra i suoi tanti romanzi pubblicati. Questo post parte da qui.

L’autore è Philip Dick. Il libro si chiama “La penultima verità” ed è stato pubblicato per la prima volta nell’ottobre del 1964. Va precisato che Mr.Dick appartiene alla classe “A super” di romanzieri. Gli scrittori si dividono in quattro categorie: A, B, C, D. All’ultima appartengono tutti quelli dediti alla “piatta letteratura commerciale”: si scrive per far profitto e basta. Nella C ci sono quelli che seguono mode, qualunque esse siano, e di conseguenza pedinano il mercato e il gusto, per lo più un prodotto di abili editor di multinazionali agguerrite; anche qui il fine è solo il profitto. Poi c’è la serie B, per lo più mitomani e narcisisti, che scrivono roba davvero convinti  che possa o debba essere interessante per il lettore. Poi c’è la serie A, alla quale appartengono pochi ma buoni: narratori veri, in cerca, per lo più, di successo mondano e riconoscimento sociale. E infine c’è la “A super”: coloro in cerca di gloria e non di profitto. Se si viene riconosciuti bene, altrimenti, bene uguale. Perché a stabilire il giudizio, per quelli della A super, non sono i lettori contemporanei, ma saranno quelli che non sono ancora neppure nati. Lo si saprà soltanto dopo 20, 30, 40, 100, 200 anni se si era o meno nella categoria A super. Chi regge alla distanza lo è. Il grandioso Honorè de Balzac non vendeva neppure 1000 copie dei suoi romanzi (parlo di quelli più grandiosi); quando lui era attivo erano famosi, riveriti e amati scrittori il cui nome e opere sono scomparse nel nulla dei tempi. Ma 150 anni dopo, ancora oggi, Balzac ci regala squisite chiavi di lettura dell’epopea umana.

Philip Dick appartiene alla A super.

Ha trascorso gran parte della sua vita in angustie economiche perché il suo lavoro non veniva riconosciuto, poi, verso la fine, è arrivato l’agognato premio sociale. Ma l’esplosione dell’interesse collettivo per la sua opera è avvenuta dopo la sua morte, molto dopo. Considerato, a torto, ” uno scrittore di fantascienza”, terribile etichetta che lo situa in una dimensione ristretta, anche se seguita da accaniti tifosi, mano a mano che le generazioni si sono susseguite i suoi libri sono diventati sempre di più oggetto di autentico culto e devozione per una cifra davvero unica, irripetibile e molto particolare: oggi, 60 anni dopo, vengono considerati esistenzialmente profetici.

E’ molto meglio di Nostradamus.

Da circa tre anni, nei vari club dedicati a lui, si sta affermando nella consueta classifica il più gettonato tra i suoi romanzi, un testo di cui -fino al 2010- si era parlato davvero poco. Troppo poco.

Vi sintetizzo qui la trama, per chi non avesse mai letto questo romanzo.

Siamo intorno al 2020. Le cose, sul pianeta, si sono messe davvero molto male intorno al 2010, quando le super potenze hanno perso la testa scatenando una micidiale guerra batteriologica che si è estesa in tutto il globo. Risultato: il 50% della popolazione è stata sterminata. Ma i più ricchi continenti (Europa, America e Asia) avevano provveduto in tempo alla difesa, costruendo giganteschi rifugi anti-atomici sotterranei, lunghi decine decine di chilometri, muniti del necessario per il fabbisogno delle persone per una durata di 50 anni. Poiché l’aria è diventata tossica e irrespirabile, la stragrande maggioranza della popolazione è finita sottoterra.

Gli umani sono diventati, per l’appunto, delle talpe.

Nel frattempo, sulla Terra, ci sono rimasti soltanto pochi sopravvissuti, davvero eroici, che lavorano tutto il giorno insieme a scienziati e volontari, dotati di scafandro e tute speciali, che girano per il pianeta per salvare il salvabile e cercare di recuperare ciò che è possibile. Gli umani-talpe seguono con avida curiosità ciò che accade in superficie grazie alle quotidiane spiegazioni che vengono fornite da “Il Presidente” il capo del Nuovo Ordine Mondiale, il quale, 24 ore su 24, spiega alla televisione (sottoterra c’è un visore ogni 50 metri azionato dalla superficie) come si stanno mettendo le cose, quanti ne stanno salvando, e come sta la tossicità radioattiva dell’aria, ancora a livelli insostenibili. Gli umani, pertanto, vivono così. Dopo qualche anno di questa vita, un umano-talpa, un giorno, si sveglia e stabilisce che lui non vuole più sopravvivere. Lui vuole vivere. E per vivere, si sa, bisogna sempre correre il rischio di essere disposto e disponibile a morire. E così, decide di andare in superficie: è curioso. E’ riuscito a trovare la camera di compensazione a tenuta stagna, dalla quale arriva il cibo dalla superficie, trattato e decontaminato; in cambio, gli umani-talpa lavorano come schiavi per costruire oggetti e manufatti che vengono richiesti dalla superficie per aiutare a risolvere i problemi ecologico-sociali.  Il nostro eroe si chiama Nick Saint James. Una notte va fuori, di soppiatto. E così, opplà, è là in superficie, pronto a vivere i suoi ultimi giorni da umano sapendo che verrà colpito dalle radiazioni e in poche ore morirà.

E invece no.

Nick scopre che le cose stanno in maniera molto diversa. Che in superficie stanno benissimo, la vita è una pacchia, e hanno costruito il vero Paradiso in Terra. Grazie alle nuove tecnologie, hanno bonificato l’aria in pochissimi mesi, ma il governo mondiale, riunitosi, ha calcolato che i costi socio-economici della ricostruzione planetaria avrebbero comportato una re-distribuzione delle ricchezze e così si sono messi tutti d’accordo per prendere due piccioni con una fava: sottoterra gli schiavi a lavorare per loro che in superficie vivono alla grande e, inoltre, la definitiva risoluzione del problema della disoccupazione e dei conflitti sociali. Grazie alla tivvù, i consulenti della comunicazione del Presidente elaborano ogni giorno dei messaggi pilotati per mantenere alto il livello della paura tra gli umani-talpa e costringerli a starsene lì, in attesa di una salvezza futura che viene sempre rimandata. Quando Nick si rende conto di come stanno le cose capisce che ha soltanto due opzioni: adattarsi alla pacchia oppure ritornare giù per spiegare a tutti gli altri “la verità su come gestiscono le nostre esistenze” correndo il rischio di rimanere giù intrappolato senza neppure essere creduto. Sceglie, naturalmente, quest’ultima, altrimenti non sarebbe un eroe. Rientra sotto e racconta a tutti ciò che ha visto. Lì per lì nessuno gli crede, ma poco a poco l’idea comincia a diffondersi e le talpe recuperano la memoria della loro identità umana e si interrogano, discutono, argomentano.

Finché un giorno si svegliano e aprono gli occhi e si incazzano.

Non vi racconto il finale.

Mi è venuto in mente questo romanzo seguendo negli ultimi due giorni le vicende sulla Rai, la riforma Rai, le nomine Rai. No comment.

Sto con Philip Dick.

Ciao talpe! Vi auguro una grande freschezza.