Seleziona una pagina

hikikomori 2

di Sergio Di Cori Modigliani

Circa un mese fa, nel commentare i dati diffusi da organismi istituzionali dell’Onu e dell’Oms, avevo pubblicato un post sui hikikomori. (per chi non lo avesse letto, e non sa di che cosa stiamo parlando, vedi su questo stesso sito http://www.libero-pensiero.net/si-chiama-hikikomori-e-considerato-il-piu-grande-pericolo-psico-sociale-per-la-nostra-specie/.)

Il risultato è stato piuttosto sorprendente. Ha avuto una incredibile diffusione dando vita a improvvisati forum sull’argomento.
Poiché questo effetto si è verificato in maniera spontanea e inattesa, l’evento mi ha fatto pensare quanto fosse reale l’argomento trattato, anche in Italia. Ci sono stati diversi commenti che ho letto con molta attenzione (e diverse lettere private).

La prima cosa che mi ha colpito è l’educato e gentile ringraziamento per essermi occupato di questa realtà, misconosciuta alla massa, le cui dimensioni , invece, sono note a chi sente di appartenere a quella categoria. Considerando la ferocia consuetudinaria dello scambio sociale epistolare in Italia oggi, è stato il primo tassello che mi ha davvero colpito. La seconda considerazione è stata quella di constatare una spiccata sensibilità profonda da parte di tutti, forse un prodotto di quella scelta. Oppure, invece (mi sono chiesto in seconda battuta) è il contrario? Sono persone dotate di una profonda sensibilità umana che li rende troppo fragili nel barbaro mondo della odierna quotidianità ed è quindi, quella, l’anticamera dell’essere hikikomori?

Leggendo, anche su facebook, in pagine dedicate, ciò che la gente pensa di loro (i pochi che sono a conoscenza di questo fenomeno socio-psicologico) ho provato uno scartamento tra ciò che si ritiene sia la vita di queste persone e ciò che è realmente. Accanto alla compassione o ad una banale quanto apparente solidarietà, c’è la tendenza a giudicare applicando in maniera piatta e molto (troppo) superficiale categorie psicologiche spicciole.
Non so se gli hikikomori siano persone malate, (tendo a pensare che non lo siano) e forse non hanno bisogno di essere aiutate (a meno che non lo chiedano espressamente). E’ possibile che si tratti di una neo-categoria di umani sottaciuta: gli antagonisti esistenziali. Quindi, di individui che corrono il rischio di essere “criminalizzati” -tendenza in atto dovunque in quanto polmone pulsante dell’esercizio del potere delle oligarchie liberiste- mentre invece dovrebbero essere considerati e trattati come adulti consapevoli che hanno compiuto una specifica scelta esistenziale.
Come dire, la variante pacifista, umanista e rispettosa, dei black bloc.
Tutt’altro dire, quindi.
Infine, l’aspetto che mi ha colpito più di ogni altro è stata la dichiarata voglia da parte dei hikikomori di interloquire con gli alieni (che saremmo noi) di scambiare opinioni, di essere identificati e riconosciuti per ciò che sono, comunicando con chiunque lo voglia fare, il più delle volte con argomentazioni solide e sensate.
Penso che sarebbe interessante per noi, per loro, e quindi per l’intera collettività, aprirsi a un livello di comunicazione umana sostenibile, nel nome di quell’ecologia mentale oggi più che mai necessaria e basilare come base fondativa di un più evoluto ed elevato processo di consapevolezza collettiva.
Ho deciso, pertanto, di mettere questo sito a disposizione per parlarci e conoscerci meglio, mossi da reciproca curiosità.
Qui di seguito, in copia e incolla, ho messo alcuni commenti al mio precedente post che ha prodotto una sorta di forum sull’argomento.
Se qualcuno sente che è arrivato il momento di fare coming out, ma non sa dove andare a farlo e vuole evitare il rischio di costruire un ghetto isolazionista, questo penso che sia il posto giusto.
Che cosa ne pensate?

V.

Sono un hikikomori da più di tre anni.
Trovo questo articolo molto buono anche se mi trovo in disaccordo rispetto certi punti che lei riporta da altri articoli.
Ad esempio dire che gli hikikomori sono i “mammoni di italia” è abbastanza offensivo nei confronti dell’intelligenza di chi vive quella situazione (putroppo tale termine si trova anche in wikipedia).
Va specificato, come nel caso delle depressioni, che chi vive tale situazione ha un reale problema a non ha una innata pigrizia o poca voglia di fare che lo portano a stare sotto la gonnella della mamma o ad evitare le responsabilità. Molto spesso l’hikikomori parte con una depressione ma se ne vergogna perchè la società ancora accetta poco e non comprende la depressione come una malattia ma come una debolezza e la vergogna della sua condizione lo porta ad isolarsi dal resto del mondo creando un luogo sicuro e protetto.
Si stima che la depressione nel 2020 sarà la prima causa di morte, è una piaga sociale sempre più grossa e l’hikikomori non è altro che uno delle tante manifestazioni e meccanismi di difesa che accompagnano la depressione.
Posso riportare il mio caso ma anche il caso di altri hikikomori.
Oppure basta cercare su youtube un video in inglese che spiega cosa i depressi vorrebbero dire alle persone intorno a loro per vedere gente da tutto il mondo che esprime nei commenti la propria frustrazione verso il doversi nascondere per l’ignoranza che ancora oggi c’è verso questo argomento (“What People With Depression Want You To Know”, non è un video accademico ma fatto da un sito piuttosto popolare e per questo si puo comprendere meglio la dimensione globale e condivisa di quello che dico).
Conosco anche moltissime persone che fingono di avere una malattia fisica grave perchè sanno che in quel caso la gente comprenderà e accetterà il loro malessere.
Internet e i videogiochi e tutto il resto non sono il problema in se. La tecnologia esiste e fare i tecnoapocalittici, come spesso ho sentito in giro, è cosa inutile. Ma manca una struttura sociale che non dico fornisca, ma dia per lo meno spazio nella ricerca di valori in cui credere. Io e la mia generazione (e credo anche non solo la mia generazione) ci sentiamo persi in un mare iconografico, soggetti a stimoli e implusi che spesso sono agli antipodi l’uno con l’altro, senza una linea guida. Non è troppa libertà di scelta e di possibilità come potrebbe sembrare ad un occhio poco attento. E’ la mancanza di un obiettivo interiore, di accordare il ritmo interno con la pressione e velocità esterna.
Non credo che sistemi di valori si possano costruire dall’oggi al domani e dubito fortemente in un cambiamento dal puto in cui ci troviamo.
Il singolo individuo deve lavorare più che altro sul concetto di adattamento. Il nostro ambiente sta cambiando troppo velocemente rispetto alla nostra capacità di evoluzione come specie. Credo che quello che qualche utente qui scrive nei commenti rispetto alle epidemie e catastrofi, si stia in realtà già verificando ed è questo silente ma sempre più consistente gap tra gli individui che si schermano e si adattano e quelli che invece soccombono. Non è propriamente un sistema darwiniano ma per alcuni aspetti è similare.
Dal mio punto di vista l’hikikomori non è una moda passeggera. Forse il nome, la definizione lo è. Ma appunto questo gap tra adattamento e non, sarà sempre più consistente attraverso varie manifestazioni perlopiù mentali e di conseguenza fisiche.
Quanto alla terapia sono felice che qualcuno si occupi della cosa anche in Italia perchè la terapia psicologica è molto utile ma poichè è un fenomeno relativamente nuovo è difficile trovare persone preparate o anche solo che siano disposte ad una terapia a domicilio.
Per quanto riguarda i farmaci sinceramente li considero invasivi e aatti solo in caso di situazioni non gestibili con la terapia psicologica.

Connecht

Azzardo un’ipotesi: secondo me gli hikikomori hanno bisogno di un amico. Qualcuno che condivida i loro interessi e abitudini.
Qualcuno che faccia venire loro voglia di uscire per interagire assieme e vivere la vita.
Mi chiedo però chi sarebbe disposto ad avere la pazienza di farsi amico una persona tanto fragile, introversa e asociale, amico con l’intenzione di coinvolgerlo in attività diverse dal chattare e basta.

Democrito

Effettivamente si tratta di un problema serio. La realtà virtuale sta prendendo, specialmente nelle ultime generazioni, piano piano il posto della realtà fisica, al punto che ci sono degli studi, sulle conseguenze fisiche di questo atteggiamento, che registrano dei cambiamenti strutturali nei comportamenti degli adolescenti, specie riguardo la sfera sessuale. Si osserva infatti una significativa diminuzione del desiderio sessuale, o meglio della sua estensione fisica, mentre sono aumentati in maniera esponenziale i casi di impotenza in età giovanile.
Nonostante gli incredibili raggiungimenti tecnologici degli ultimi anni, sembrerebbe davvero che la qualità della vita, quindi il livello di felicità, sia sceso invece che aumentare. In realtà il livello della felicità non si potrebbe quantificare, ma l’aumento delle “fughe dalla realtà” sembrerebbe comunque essere un buon indicatore.
Sarebbe interessante conoscere le statistiche del numero dei suicidi prima e dopo l’avvento dell’informatica come fenomeno sociale, cioè prima e dopo il fatidico 1995, l’anno in cui venne reso disponibile il sistema operativo windows.
La tecnologia, per sua natura, non fornisce risposte esistenziali, ma crea solo delle comodità, cioè risponde a delle esigenze indipendentemente che siano vere o false, giustificabili o meno.
Mi spiego meglio. La tecnologia mi può fornire le conoscenze per costruire un ponte, che mi porti ad attraversare un fiume, ma non può dirmi per quale motivo ho l’esigenza di attraversare il fiume. Non può dirmi cosa ci vado a fare dall’altra parte, può solo offrirmi la soddisfazione di un desiderio.
Quindi, dal momento in cui abbiamo un forte desiderio di fuggire dalla realtà, la tecnologia mi può aiutare, creando sistemi virtuali sempre più sofisticati. Ma se ci chiediamo perché vogliamo così tanto separarci dalla nostra fisicità, perché essa ci risulta così dolorosa, allora la tecnologia non può aiutarci e dovremmo rivolgerci a strumenti di indagine interiore differenti, e di cui si stanno perdendo le capacità.

Marco Silveri

Questa patologia riportante il termine Hikikomori si può equiparare a quello Nerd, ” termine della lingua inglese con cui viene definito chi ha una certa predisposizione per la tecnologia ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta propensione alla socializzazione “. Anche se alcuni aspetti dell’ individuo Nerd possano essere interessanti, il pericolo è proprio nella tendenza ad isolarsi dal resto del mondo. L’ Hikikomori è una forma molto più grave rispetto al Nerd.

Leandro

Hikikomori è la risposta alla deriva nichilista presa dalle società moderne. Il conoscere piuttosto che “essere a conoscenza”, l’introspezione piuttosto che la prostituzione (fisica e mentale) e l’ascesi piuttosto che l’abbrutimento

Gino Tritto

Mi occupo da circa 40 anni di queste problematiche. Nel 2000 ho fondato una onlus che interviene con notevoli risultati. Sono disponibile ad offrire il mio contributo a chiunque (singolo, famiglia, aziende o gruppi) senta la necessità di un netto miglioramento.

Nicolo

Che ammasso di banalità, in particolare : ’hikkikomori smette di avere bisogni pratici, non si cura di sé, del suo aspetto fisico, il suo unico bisogno è quello di espandersi mentalmente attraverso la rete, attraverso la scrittura, la pittura, la creatività. … Vi rendete conto che questo, oltre ad essere sempre accaduto, ha portato alla creazione di innumerevoli capolavori da parte di poeti, musicisti, pittori ecc. Introversi e isolati socialmente…uno scrittore dovrebbe come minimo rispettare i vari Calvino, Kafka e Mozart

renzo de santis

Quello di cui hanno veramente bisogno tutti gli esseri umani è il rispetto. Quello che ci viene tolto dal momento che nasciamo, prima dai genitori, poi dagli insegnanti e in seguito, dalle religioni e dai governi.
Non esiste niente nell’umano per qui valga veramente la pena di vivere e ci consenta di essere veramente felici, sicuri, responsabili e rispettosi a nostra volta degli altri e di tutto quello che esiste e si manifesta. Le culture che hanno formato le nostre mentalità, sono antisociali, obsolete. Gli unici sistemi sociali che funzionano nel nostro pianeta, sono quelli degli insetti e degli animali in genere. Sistemi sociali questi, per la cui costituzione non sono stati necessari, ne le culture, ne le religioni e tanto meno i governi o le regole precostituite da rispettare. Ogni essere vivente, compreso l’uomo hanno già impresso nei loro animi il senso etico della coesistenza e per poterlo manifestare, devono essere solo rispettati. Siamo delle anime ideali immortali, generate da cause ideali, viviamo immersi nelle idealità delle creazioni e non ce ne siamo mai accorti………….
Renzo De Santis

Mike

Ho affrontato questo fenomeno in un mio racconto anni fa…https://michelenigro.wordpress.com/2014/01/03/le-ultime-ore-isolatra-kiro-hikikomori/

Pasquale

Partendo dal presupposto che chi da del “lei” su internet è ormai troppo vecchio per permettersi di dire ancora la sua opinione sul mondo reale…per me questo articolo è in parte vero, ma anche in parte molto molto molto allarmista.
Il problema è che si tende a paragonare lo stile di vita attuale con quello di una 20ina di anni fa senza tenere in conto che il mondo nel frattempo è cambiato, che la tecnologia è cambiata.

Se 20-30 anni fa l’unico modo per conoscere persone era uscire, ora è possibile farlo tramite chat. Mentre 20-30 anni fa si poteva solo giocare all’aria aperta oggi l’eSport sta diventando sempre più una realtà affermata (in Korea i videogiocatori sono pagati…).
Alla luce di ciò perchè dare per scontato che è meglio conoscere una persona in un bar piuttosto che su facebook? Perchè chi fa la partita a calcetto è considerato sano e chi gioca a uno sparatutto online è considerato strano?

Se 20-30 anni fa un timido era condannato a restare in disparte, a chiudersi in casa a piangere ora può finalmente essere se stesso seppur dietro a un PC: cosa c’è di male?

Tamara

Caro Pasquale, qual’è il mondo reale?

Partendo dal presupposto che chi da del “lei” su internet è ormai troppo vecchio per permettersi di dire ancora la sua opinione sul mondo reale…

Mi aspetto delle scuse per Sergio e sono stupita che Tu così giovane, non conosci la netiquette?

Tutti noi (in assenza di patologie), vediamo quello che vogliamo vedere, sentire, provare, questo è dato dai nostri schemi mentali e ognuno ha il proprio unico, che si modifica in base alle esperienze.
Linguaggio ed emozioni viaggiano a braccetto, il linguaggio genera azioni.
Prestare attenzione al nostro dialogo interno, vuol dire che ci stiamo occupando di noi, dei nostri bisogni, che soddisfaremo oppure no. Usare un linguaggio corretto il più preciso possibile, ci dà le indicazioni di come muoverci. L’isolarsi fisicamente dagli altri non è dell’uomo in quanto animale che vive in gruppo.
E’l’uso inadeguato o improprio dei mezzi, che provoca le dipendenze come ad es. quella sopra citata. Relazionarsi col mondo virtuale per giorni ininterrottamente come il fenomeno hikikomori, può realmente portare a gravissime conseguenze.
Ai ragazzi che hanno commentato questo articolo dico che i valori possiamo stabilirli noi – ognuno ha i propri – ne conseguono degli obiettivi più o meno difficili da raggiungere, l’indispensabile è averne sempre qualcuno. Evitate di lasciarvi inondare da notizie, modi di dire o fare da massificazione per uniformare tutti, togliendo la capacità di obiettività. Sforzatevi di relazionarvi fisicamente con altri, c’è sempre qualcuno che ha bisogno di noi e viceversa, basta scovarlo. Non è detto che i conoscenti che abbiamo intorno, siano le persone adatte a noi, così com’è vero che sulla terra ci sono 7 miliardi di persone potenzialmente pronti a diventare nostri nuovi amici reali.
Confrontarsi, per scoprire di non essere diversi ma simili. Essere propositivi anziché sempre polemici, dare il vostro contributo magari anche a CHI ha scritto proprio qui sopra, sarebbe un utile gesto intelligente di UTILIZZO DI WEB.

Matteo

AO ragà ma che scherzamo? qual’è il problema? La gente fa schifo meglio uno schermo 😉

Stefano

Sono assolutamente d’accordo, la scelta è tra l’adattarsi a situazioni negative, brutte, irrispettose, disumane, e cercare una strada alternativa, provare a conoscere qualcuno che non sia così, è inutile stare con persone che ti fanno sentire solo, che tu ci sia o meno, non fa differenza, allora tanto vale cerco una soluzione a questa situazione, quella da curare è la società non le persone intelligenti che cercano di isolarsi da questo obrobrio che ci circonda. L’articolo è molto interessante ed illuminante e mi rispecchia parecchio, ma le persone stanno crollando in un buco nero costruito dalla società dove non esistono più emozioni, dove siamo tutti uguali, a partire dalla scuola siamo trattati come dei robot, per natura non siamo tutti uguali, ognuno ha bisogno del proprio tempo per crescere, di essere trattato in un certo modo, non si conosce più il significato di rispetto nè delle regole nè nei confronti degli altri soprattutto, e allora chi è più sensibile e forse più intelligente, cerca di trovare delle “isole felici” per affrontare la vita con gioia e con un sorriso, invece di sprofondare nell’oblio verso il quale stiamo andando.
Occorre una modifica negli insegnamenti, sin da quando si nasce e passando per una scuola che dev’essere rinnovata, è indietro di secoli rispetto al mondo che ci circonda, vengono insegnate cose che non ti aiuteranno a vivere, ed oramai forse nemmeno a trovare un posto di lavoro… ma si stanno perdendo anche valori come rispetto ed amore. Incominciamo ad insegnare nuovamente i modi di fare, ma attraverso un coinvolgimento emotivo degli alunni, perchè senza le emozioni tutto diventa noioso, diventa brutto, diventa una mancanza di rispetto verso l’essere uomo di ognuno di noi.
Purtroppo persone capaci di fare questo sono davvero poche, e l’evoluzione delle persone stesse è molto indietro rispetto alle problematiche che stanno nascendo nelle nuove generazioni, differenze abissali che stanno creando questi disagi.
Io sto cercando una soluzione alternativa, adoro passare il mio tempo con le persone, non ho problemi a relazionarmi con nessuno, ma non amo la freddezza nè il materialismo che è insito in questo nostro mondo.

Stefano
21 anni

Emanuele

Che dire, centri perfettamente il punto. Aggiungerei che ad essere prevalentemente interessati a questo tipo di fenomeni sono individui particolarmente “sensibili”, la cui esistenza è caratterizzata da un cardinale, ineluttabile vissuto d’incomprensione e di non adeguatezza alla vita. La complessità delle esperienze viene vissuta sempre attraverso un filtro dispersivo, una sorta di “prisma di rifrazione” che impedisce di centralizzare gli stimoli in una storia, consegnando l’individuo – spesso giovane, spesso ancora “in formazione” – a un’inevitabile frammentazione della propria personalità in un mare di vissuti male assemblati.
è come se a un certo punto la realtà – “subita” in totale passività – si riducesse a un bombardamento di stimoli violenti e totalizzanti rispetto a un ritmo interno sempre più alienato, perdendo la possibilità di una sincronizzazione fra “interiorità” ed “esteriorità”, vissute non più come due poli di una relazione psicodinamica, ma come due entità metafisiche a sè stanti, due domini rigidamente incomunicabili.
La causa di questo sfacelo, a mio modo di vedere, è da imputarsi alla serie ormai lunghissima di concause che dalla prima rivoluzione industriale indirizzano gli schemi comportamentali in maniera sempre più violenta verso una società dell’avidità. Chiaro che, in un contesto di attrito sociale in funzione di una “lotta per il successo”, dove la competitività è il parametro fondamentale per selezionare la validità di un’idea, di un comportamento, persino di una persona nella sua complessità, la “medicina-internet”, basata sul mero appagamento di impulsi, offre la via di fuga più semplice nell’isolamento progressivo, a fronte di un destino di – quasi certamente fallimentare – sanguinosa lotta per il “successo”, che altro non è se non una deriva narcisistica sempre meno elaborata, in un contesto sociale che fa dell’apparenza e della mitologia dell’io le proprie architravi fondanti.

Fabrizio
Ho una domanda e spero di ricevere una risposta perché è un tema che mi interessa molto. Nell’articolo si individua l’uso di internet come causa principale dell’isolamento.

Ma se l’uso di internet fosse solo una conseguenza? L’autoisolamento non potrebbe essere una scelta individuale che non dipende dall’uso dei social network? Tra l’altro i social network e l’autoisolamento sono in contraddizione. Ci si può isolare fisicamente rimanendo a casa, ma se si instaurano tante relazioni su internet, pur fittizie, e se si è attivi su Facebook allora vuol dire che sostanzialmente non ci si vuole isolare.

Per cui la mia domanda è: l’autoisolamento non potrebbe essere una semplice necessità legittima, e il considerarlo un pericolo non potrebbe essere un accanimento terapeutico controproducente?

Eugenio Bongiorno

Infatti ha inventato le comunità e non il suo esatto contrario ossia le megalopoli, che sono proprio esse che disumanizzano.
L’uomo si crea la sua cerchia di amicizie, si relaziona con essi in una dimensione umana, non in mezzo a milioni di individui ove la solitudine e ancor più peggiore e tangibile che in cima ad una montagna.
La massa distrugge l’umanità delle persone, e la ricerca di se stessi la si pratica con l’introspezione non al centro di una città di milioni di persone.
Questo è l’effetto delle società moderne, caotiche, abnormi rispetto al peso che i singoli individui possono supportare.
I migliori pensieri, le migliori forme di intelligenza si concretizzano quando si è da soli, in piena solitudine confrontandosi con se stessi, non con gli altri.
Le migliori menti lo confermano.
Essere umani non è proprio una bella cosa, la storia ci ricorda cosa sono stati capaci di fare le masse quando condividono le loro coscienze, noi abbiamo piuttosto bisogno di ritrovare noi stessi dentro noi stessi, liberando le nostre potenzialità affinché i nostri simili possano anch’essi beneficiarne, non passare le giornate a relazionarci sterilmente per poi giungere alle stesse conclusione che autonomamente con la riflessione potremmo raggiungere ascoltando noi stessi.
Noi nasciamo soli, viviamo soli in mezzo agli altri e moriamo soli, il fatto che altri individui siano presenti temporalmente con noi e solo una casualità che ne migliora e ne peggiora la nostra essenza, anzi se troppi sono, oltre a creare problemi di convivenza, mettono in seria difficoltà la natura.
Bisogna tornare alle origini, quando l’incontro con altri umani non della propria comunità era un evento raro e come tale molto apprezzato, tenuto in conto e quasi sacralizzato.
Questa è l’umanità, questo è relazionarsi, questa è la vera essenza dell’uomo e, questo fu all’origine.

rara

beh in effetti l’essere “….. umano non é fatto per grandi agglomerati di individui come le metropoli, ” è inutile voler cancellare col cervello un’evoluzione di millenni scritta e inserita a fuoco nei nostri geni, non a caso si sente la necessità di far parte di un GRUPPO, o CLUB o SOCIETA’ SPORTIVA ecc…. proprio perche quella esterna è troppo grande e in gestibile a livello personale, cerchiamo il gruppo stretto esattamente come tutti gli altri esseri viventi sul pianeta terra, ma ” oltre una certa soglia, scatta il “programma” di sterminio, … ” vorrei aggiungere che detto programma scatta xke da circa 80anni non c’è piu stata una selezione drastica nella popolazione….
prima ogni 30/40anni scattava una guerra che riportava al via la società, o una pestilenza che sterminava e riportava al punto di partenza la società…….adesso, in mancanza di cavalli trottano gli asini, chissa che il famoso scossone con conseguente riduzione di persone (leggi malattie e modi di vita cui non siamo piu abituati) non ce lo tirino dal sud del mondo…..